la catapulta del covid-19 nella coscienza globale

Il COVID-19 ha catapultato i rischi catastrofici e il loro governo nella coscienza globale.

I segnali di allarme sono diventati sempre più forti e amplificati. 

Oggi si parla spesso di risk management e della sua importanza, per fortuna. Tuttavia, di pandemia tra gli altri rischi emergenti se ne parla già da diverso tempo. E’ sufficiente leggere qualche report di Istituti di ricerca autorevoli o di agenzie di riassicurazione per rendersi conto che il rischio pandemia era alle porte e -anche loro scrivono- che il mondo non era preparato.

Questo dovrebbe farci riflettere.

Dovremmo riflettere sulla vicinanza di questi rischi emergenti. E se i rischi sono funzione della probabilità di accadimento, allora possiamo dire che stanno dimostrandosi più probabili di quanto non si ipotizzati. O perlomeno, di quanto considerato dal pubblico più vasto.

Se il rischio di una pandemia è si materializzato diventando realtà globale potrai ben intuire quanto gli altri rischi siano ancora più vicini e prossimi. Le catastrofi dovute al cambiamento climatico stanno già accadendo, i segnali sono oggettivi e misurati, eppure la miopia resta.

Tutto questo per introdurre la relazione annuale della Global Challenges Foundation che fornisce una panoramica di tutte le maggiori minacce per l’umanità. Il report traccia gli sviluppi delle problematiche evidenziandone interconnessioni ed esplorandone la gestione a livello globale.

La relazione è una delle tante che si possono trovare in questo momento. Ho scelto questa perché sufficientemente chiara, diretta e concisa da essere letta e compresa da tutti.

Il report mostra chiaramente i complessi legami tra i differenti rischi globali e il modo in cui possono rafforzarsi a vicenda. 

Dedica una sezione di approfondimento al Covid-19 per poi riconcentrarsi su altre minacce.

In particolare evidenzia che la crisi climatica è stata quest’anno ampiamente oscurata dalla corsa al contenimento del virus. Esiste, infatti, il rischio che l’attenzione politica e pubblica per le questioni climatiche diminuisca drasticamente di fronte alle gravi conseguenze economiche e sociali della pandemia.

Sebbene la pandemia probabilmente porterà a una riduzione delle emissioni globali di carbonio nel 2020 questa è solo un effetto short term. Quali potrebbero essere le conseguenze a lungo termine di questa scelta?

Se da un lato vi è chi crede che l’ago della bilancia debba essere posto sul rilancio economico, dall’altro vi è invece chi crede che questa crisi – io preferisco chiamarla “onda di cambiamento” possa essere una svolta.

La ripresa dei Paesi può essere basata su nuovi principi di ricostruzione di economie e modalità di produzione e consumo più sostenibili, bisogna solo scegliere. E’ una decisione strategica e come tale non possiamo aspettarci risultati dall’oggi al domani nè possiamo pretendere di implementarla trasversalmente senza adattamenti locali.

Come nelle aziende, bisogna perseverare ed essere coerenti con la vision, trovando il modo più “competitivo” (nel senso buono del termine) di sviluppare la strategia.  

Perché la strategia funzioni, l’azienda deve essere responsabilizzata e deve lavorare armonicamente. Allo stesso modo la comunità internazionale deve muoversi in modo quanto più unito e cosciente possibile. Le strade possono essere diverse ma la mission resta unica. Questa diversità è espressione della adattabilità della strategia ma la sua fermezza nella vision la rende una visione a lungo termine.

Il nostro sistema politico-legale, invece, è stato sviluppato per affrontare questioni di causa ed effetto strutturate, a breve termine e dirette (l’esatto contrario della questione climatica ad esempio); le nostre istituzioni forniscono soluzioni semplici con effetti immediati.

Da qui l’importanza che il report riserva alla necessità di costruire nuove forme di governance globale per la gestione dei rischi in modo urgente e creativo.

Questa domanda collettiva sembra essere spinta dall’interconnessione di queste minacce, in termini di geographical scope (dal locale al globale) ma anche -e ovviamente aggiungerei- in termini di interdipendenza reciproca tra i componenti (energia, uso del suolo, cibo, acqua, trasporti, commercio, sviluppo, abitazioni, investimenti, sicurezza, pianificazione delle città, ecc.)

Le imprese, molte, che stanno pagando materialmente il conto di questi rischi, stanno muovendosi in un modo sempre più coordinato. Questa voce che unisce la piccola impresa locale italiana con la grande multinazionale situata in America Latina o negli Stati Uniti fa sì che la comunità imprenditoriale rappresenti una collettività più forte – a volte -delle istituzioni stesse.

Forse perché loro,  a differenza delle Istituzioni, sono in grado di reagire a cambiamenti improvvisi, rapidi ed esponenziali perchè da questo dipende la loro sopravvivenza.

La condivisione delle responsabilità nella mitigazione dei cambiamenti climatici è stata, e resta quindi, una sfida centrale nei negoziati internazionali.

La catapulta del Covid-19 dovrebbe quindi averci fornito di una ulteriore lente con cui guardare questi rischi e ciò che attorno a noi accade o ciò che viene scritto,

Osservare attraverso questa lente non dovrebbe scaturire un sentimento di paura quanto piuttosto di consapevolezza.

Il primo sentimento non apporterebbe nulla, il secondo aprirebbe verso nuovi modi di reagire, si spera.

Erika

Qui lascio il report.

*credits foto di copertina: Inner light (2015), Walter Bee

Rituali

Oggi riflettevo sui Rituali.

E’ domenica, la domenica prima di Pasqua. Non è una novità per chi vive lontano dalla propria famiglia: le festività sono un momento di nostalgia. Riflettevo sui rituali, quelli in famiglia, a lavoro e così via.

Scommetto che se vi chiedessi di cosa avete nostalgia la vostra risposta sarebbe legata a un particolare episodio che sempre si ripete durante  quei gironi di festività…(come per esempio la pasta fatta in casa che la nonna prepara in quella occasione, l’uscita in famiglia, un gioco da tavolo per il dopo pranzo oppure la passeggiata al mare).

Siamo legati ai rituali perché hanno un potere risanatore.

Si legge ormai in ogni dove che la gente recentemente sta adottando “nuove abitudini” per fronteggiare la situazione di quarantena a cui il Covid-19 ci sta obbligando.

Io ne ho diversi di rituali, durante la settimana o nei weekend, persino durante l’allenamento:

prendere il primo caffè della giornata in una particolare tazzina, la colazione – ricca- della domenica, l’allenamento del sabato con gli amici o la corsa al parco che ripete lo stesso giro nella stessa direzione, sempre.

Mi viene in mente il formidabile giocatore di Tennis Nadal e i suoi mille riti durante la partita prima di battere un colpo o durante i momenti di break tra un tempo e l’altro.

prendersi il controllo di qualcosa 

Il rituale è un meccanismo umano interessante nella gestione delle emozioni nell’affrontare anche momenti di ansietà o problematici.

La loro utilità non sta nella loro praticità.  Però, se permette di creare un senso di controllo allora lì risiede la loro utilità generando e donando un senso di calma.

La tecnologia sta aiutando la gente a creare nuovi rituali o adattare quelli già esistenti in questa situazione di “isolamento” fisico. Un aperitivo su zoom con gli amici il venerdì o l’ora dedicata a yoga (che prima mai avresto immaginato di fare) o semplicemente il tè del pomeriggio tra una mail di lavoro e l’altra. 

I riti ci stanno aiutando a superare questo momento, permettendoci di ristabilire il nostro senso di controllo sulle nostre vite quando percepiamo di averlo perso.

E’ un processo di regolarizzazione che sembra il nostro essere abbia bisogno, in una certa misura.

Allo stesso modo, penso a quanto siano importanti nell’ambito lavorativo e che, se non rispettati, possono causare un senso di disorientamento: il caffè con il tuo gruppo di lavoro prima della riunione settimanale con il capo oppure il pranzo mensile con i colleghi di ufficio etc. Le aziende sono sempre più esplicitamente caratterizzate da “modi di fare”, rituali, che ne determinano la loro cultura tacita.

il rituale spesso viene anche usato come forza di controllo su di noi

Quanto è importante entrare in quel gruppo di persone che prendono il caffè tutti assieme prima della riunione? E’ una forma di esclusione non esserne parte? IIo credo di si , implicitamente o a volte anche volontariamente.

I rituali quindi possono essere studianti come meccanismi di gestione personale dal potere rigenerativo e come forme di controllo esercitate sugli altri. Meriterebbe un’approfondimento…

Bene, è giunta l’ora del mio tè…

E voi che rituali stravaganti avete?