GENERALISMO | la miopia del dettaglio

“Sei generalista…”

Questa affermazione è intrinseca di una certa connotazione negativa, non credi? In una società in cui il settorialismo e la specializzazione è galoppante – quanto preoccupante-, il generalismo è considerato quasi un’eresia. 

“…il problema del tuo corso di laurea è quello di essere troppo generalista… se non ti specializzi non troverai mai lavoro…”

Non immagini quante volte nel passato mi sono sentita dire queste parole. Fino a poco tempo anche io condividevo questa ipotesi al punto tale da rimpiangere quasi la mia scelta universitaria. Ipotesi che, a onor di cronaca, non discosta troppo dalla realtà. 

La nostra società è sempre più alla ricerca di esperti che possano risolvere problemi. Ogni problema è unico e quindi merita di soluzione unica…meglio se gestita da un esperto unico in quel particolare dilemma.

Il mio compagno durante i miei momenti di sconforto nella mia ricerca professionale mi ribadiva: “pensa, se non avessi fatto quel percorso non saresti qui oggi. Tutte le esperienze alle spalle che hai le devi alla tua capacità di lettura trasversale”.

Mi ci sono voluti degli anni ma ho realizzato che quello che diceva era vero. 

Generalista non significa superficialità, tutt’altro. Significa porre attenzione a quei dettagli da nessuno considerati ma che letti in modo integrato assieme ad altri “punti” riescono a darti un’informazione nuova e diversa con cui interpretare i fatti. 

È un po’ come osservare un’opera: da vicino possiamo comprenderne la tecnica, apprezzarne la raffinatezza del tratto e i colori ma se non facessimo anche un passo indietro ci perderemmo della visione d’insieme, ignorando parte del messaggio che l’artista con quell’opera voleva trasmettere.

Rosabeth Moss Kanter – una dei miei business guru preferiti – parlava della capacità che le aziende devono acquisire di zoom-in and zoom-out per comprendere una circostanza o un problema e conseguentemente per essere capaci di leggerlo e affrontarlo.

Allo stesso modo noi generalisti guardiamo le cose cambiando scala in base alle necessità per poter comprenderne possibili pattern.

Vikram Mansharamani, già professore ad Harvard e Yale, si definisce un generalista.

In una epoca in cui aumentiamo sproporzionatamente la terziarizzazione delegando la responsabilità delle -nostre- scelte più importanti a esperti, Vikram spiega perché coltivare la conoscenza e le abilità di un generalista possono aiutare la nostra autonomia e auto-determinazione. (Qui il link al suo libro)

Questo contesto è amplificato dal nostro sistema accademico. Basta pensare al solo numero di corsi di ingegneria che esistono (e non in un Politecnico, ma in qualsiasi Università Italiana oggigiorno). 

Con questo non voglio ridimensionare la loro utilità o professionalità, lungi da me, piuttosto risaltare quella opposta altrettanto importante e utile.

La preoccupazione è che stiamo diventando – o lo siamo già- troppo dipendenti da una casta sociale di esperti per fornirci una guida su argomenti complessi che influenzano la nostra vita e il nostro lavoro.

Per oggi è tutto, ma continuerò a scrivere sull’argomento. Quasi quasi farò una  #series sull’argomento…

¿Que les parece? Me tinka, sì.

Erika 

alla Ricerca di un’intuizione e di una passione

Recentemente una mia cara tirocinante, che ho avuto il piacere di supportare durante il suo periodo in stage nella mia organizzazione mi ha chiesto consiglio. Appena laureata le hanno offerto un lavoro, relativamente stabile, che però discosta da quello che è il suo piano A, la sua passione.

Passioni e Intuizioni

Sei appassionato di qualcosa? Oppure, sei ancora alla ricerca?

Io sono una di quelle persone che non sapeva esattamente cosa avrei voluto essere da grande. O meglio, vi erano troppe cose che pensavo avrei potuto fare.

Rimpiango ancora, avvolte, di non aver scelto con più coraggio un percorso universitario diverso da quello intrapreso. Ho commesso errori duranti gli anni però sono sempre stata una gran lavoratrice, sono in procinto di prendermi il secondo titolo, leggo tanto, viaggio e sono aperta a tutto ciò che il mondo ha da offrire. Non tutto ha funzionato ma bisogna prendere il meglio da ciascuna circostanza.

Non so ancora quale sarà il mio prossimo indirizzo lavorativo che immagino condizionerà buona parte dei miei prossimi anni. Spero vivamente di poter svolgere qualcosa che mi appassioni tutti i giorni. 

E se invece non fosse così?

Ricordo vagamente un articolo di uno scrittore e psicologo americano che trattava il tema delle passioni e di come vengono generalmente “sopravalutate”. Il concetto è un pò più ampio ma ci arriviamo…

Articolo trovato!

Le intuizioni non cadono dal cielo

Il concetto è effettivamente più ampio: ciò che è sopravalutato è il bisogno per chi non ha una passione di averne una a tutti i costi. In realtà è già presente ma non ne siamo consapevoli. QUesto vale tanto per una passione quanto per quella tanto desiderata intuizione di innovazione che stai ricercando per il lavoro.

Non si trova molto in letteratura, non vi sono degli step da seguire o un processo da adottare per “trovare” la tua passione/intuizione.

John Kounios e  Mark Beeman, neuro-scienziati, lo descrivono come il fattore Eureka, i “aha moments”…

I momenti di Eureka o aha sono improvvise realizzazioni che espandono la nostra comprensione del mondo e di noi stessi, conferendo sia crescita personale che vantaggio pratico. Quel momento di illuminazione e di creatività. I due autori scrivono:

“Sebbene le intuizioni spesso siano una sorpresa, a volte possiamo percepire che un’idea è presente, in agguato proprio sotto la soglia della consapevolezza, pronta ad emergere. Questo fenomeno sconcertante ha una strana qualità soggettiva. Sembra che un’idea stia per esplodere nella tua coscienza, quasi come se stessi per starnutire”

Continuando spiegando che questa esperienza è associata all’”intuizione”, cioè alla consapevolezza della presenza di un’informazione  nella parte inconscia della nostra mente – un’idea, una soluzione- senza però comprenderne i contenuti (l’informazione stessa) fino a quando questa non si presenti in forma conscia.

La sopravvalutazione della ricerca di una passione è quindi dovuta al fatto che prima o poi semplicemente salterà fuori. Per il momento se non hai una passione è perché probabilmente non è manifesta ma inconscia.

Possiamo fare qualcosa per spronare questa consapevolezza?

Alcuni artisti lo fanno con periodo di “incubazione”, di allontanamento dal lavoro o da quello che provoca questo momento di non-ispirazione.

  1. Sicuramente piangersi addosso non serve. Sii positivo e non entrare in quel loop di negatività  che non porta da nessuna parte. Come cantava Giovanotti “pensa positivo”. E’ stato scientificamente provato che la predisposizione di vedere (o inventare) soluzioni è estremamente ridotta in uno stato di stress e non apertura.
  2. Quindi, muoviti: parla con gente, leggi, informati. Sii aperto. Trova delle occasioni per condividere delle informazioni con persone conosciute ma direi sopratutto nuove nella tua cerchia che potrebbero fornirti un’altra prospettiva.
  3. Concentrati sulle cose importanti. Fai una selezione senza però restare impigliato. Qui entra in gioco l’apertura e la necessità distanziarsi dal problema.

Le ricerche empiriche hanno dimostrato l’idea che i periodi di incubazione, anche se brevi, possono aumentare significativamente il rendimento creativo di una persona. 

Una possibile spiegazione per queste scoperte è che quando si presentano problemi complicati, la mente può spesso rimanere bloccata, ritrovandosi a rintracciare ripetutamente alcuni percorsi del pensiero – un loop. Quando si lavora incessantemente su un problema, è possibile essere fissati su soluzioni precedenti invece di trovare nuove possibilità.

Quindi, quando ritorni al problema originale, la tua mente è più aperta a nuove possibilità.

L’importante è continuare a “muoversi” e non aspettare passivamente. E se stai leggendo significa che devi solo continuare a fare quello che stai facendo!